Cenni storici sulle isole Eolie

Le Isole Eolie (dette anche Isole Lipari) si trovano a nord della costa siciliana in provincia di Messina.
Sono una delle destinazioni turistiche più gettonate, il perché è molto semplice: mare e spiagge straordinarie e paesaggi da paradiso!
Le Isole Eolie sono poi dal 2000 patrimonio dell’Umanità Unesco.
ISOLE EOLIE, casa di Eolo dio dei venti, famose già nell’ODISSEA con i propri spettacolari ambienti naturali di mari, monti, laghi, sorgenti, vulcani, spiagge, cale, grotte, insenature, faraglioni, fondi marini e uno spettacolare patrimonio geologico.
L’arcipelago delle Isole Eolie  è costituito da 7 isole, tutte di origine vulcanica, alle quali si aggiungono isolotti e scogli affioranti dal mare.
Lipari (37,6 km² – circa 10.700 abitanti)
Salina, al centro dell’arcipelago (26,8 km² – circa 2.300 abitanti)
Vulcano, all’estremità Sud dell’arcipelago (21 km² – circa 300 abitanti)
Stromboli, con l’isolotto di Strombolicchio, all’estremità nord-est dell’arcipelago (12,6 km² – circa 400 abitanti)
Filicudi (9,7 km² – circa 250 abitanti)
Alicudi, all’estremità ovest dell’arcipelago (5,2 km² – circa 100 abitanti)
Panarea (3,4 km² – circa 240 abitanti), con gli isolotti di Basiluzzo, Dattilo e Lisca Bianca.                                
Isole Eolie, per orientarsi:
La più grande è Lipari mentre la piccola è Panarea.
Salina è la più centrale delle Eolie, seconda per grandezza dopo Lipari, è un ottima base dove pernottare e dalla quale partire alla “Scoperta dell’arcipelago Eoliano”.  Qui, nella stupenda baia di Pollara, sono state girate alcune scene de “Il postino” di Massimo Troisi; è la più verde delle Eolie e famosa per la riserva naturale delle due vette più alte dell’arcipelago, le due montagne gemelle che ospitano il famoso falco della regina.
Lipari è l’isola più abitata, caratteristico il centro storico dal quale si raggiunge il Museo di Lipari, vanto di tutta la popolazione Eoliana, che rappresenta uno dei musei archeologici più importanti d’Italia, soprattutto per quanto riguarda il neolitico e l’archeologia marina.
Vulcano è molto frequentata per lo stabilimento termale dove è possibile farsi i fanghi nell’acqua sulfurea, mentre Stromboli è uno spettacolare vulcano attivo, scalare le due vette offre panorami mozzafiato per escursioni e trekking!
Panarea è la più esclusiva, qui scordatevi il low cost, è l’isola più piccola ma anche quella che offre tanto divertimento nei locali notturni esclusivi. Alloggiare qui è molto dispendioso ma non temete, potete benissimo stare in un’altra isola dell’arcipelago perché ogni sera partono delle barche (sono compagnie organizzate: si paga il prezzo del trasporto e quello della discoteca) per spostarsi facilmente.
Infine Filicudi e Alicudi sono isole più riservate e amate da chi vuole stare a contatto con la natura selvaggia e godersi il relax.
Mare, splendido ovunque, spiagge tutte caratteristiche e singolari, e che dire sull’armonia architettonica con le caratteristiche case bianche che ricordano gli edifici greci.
Isole Eolie, le spiagge da non perdere
Chi sceglie le Isole Eolie lo fa principalmente per unire una giornata di sole e mare in spiaggia o in barca a una serata rilassante.
Tra le spiagge più belle
A Salina, sono da consigliare sicuramente la spiaggia dello Scario a Malfa, una spiaggia di ciottoli dove l’acqua è davvero cristallina, le Balate di Pollara, una roccia vulcanica dalla quale è possibile tuffarsi in una baia ricca di pesci e infine il Lungomare di Lingua, dove una piccola spiaggia di sabbia nera e piccoli ciottoli è consigliabile soprattutto per le famiglie con bimbi piccoli.
A Lipari la Spiaggia Bianca, chiamata così perché la sabbia è fatta di pomice. È una spiaggetta molto piccola con dei fondali incantevoli. Vi sono poi la spiaggia di Papisca, Porticello, Valle Muria e Acqua calda.
A Vulcano le  famose Spiagge Nere e la spiaggia delle Fumarole di Vulcano, la particolarità qui è che l’acqua del mare è scaldata dal vulcano attraverso delle fumarole sottomarine;
A Stromboli ci sono le calette di Piscità con la sabbia nera e la spiaggia di Forgia vecchia, raggiungibile attraverso un sentiero che parte da Scari.
Chiunque conosce poi il Cala Junco di Panarea, ricamata in un anfiteatro di rocce.
ISOLA DI SALINA: TUTTO QUELLO CHE DOVETE SAPERE PRIMA DI VISITARLA
 Salina – (Superficie: 26,8 Kmq) è l’antica Didyme (gemella), nome derivato dalla forma dell’isola: due rilievi separati da una sella.
Il nome attuale deriva da un piccolo lago costiero sito a Lingua che, un tempo, era utilizzato come “Salina”.
E’ la seconda per grandezza dopo Lipari, ma anche la più centrale.
È l’isola più verde, famosa per la Riserva Naturale che occupa oltre la metà del territorio ed è raggiungibile seguendo suggestivi itinerari naturalistici adatti a chi voglia godere di un incantevole panorama su tutte le vicine Isole.
Il più alto dei due monti di Salina, il Monte Fossa delle Felci 962 mt, ospita nel cono un bellissimo bosco di Felci, mentre il Monte Porri 860 mt, è la dimora del Falco della Regina. La durata della scalta è di circa 2 h a piedi e la via più consigliata è dal Santuario della Madonna del Terzito a Valdichiesa.
Mare pulito e “certificato”: dal 2007 ed ininterrottamente da sette anni a Santa Marina Salina sventolano le 5 vele della Guida Blu di Legambiente.
  
Salina, per orientarsi:
Curiosa particolarità è quella amministrativa: l’isola è l’unica nell’arcipelago a non dipendere da Lipari, sono presenti 3 comuni autonomi:
Malfa, Leni e Santa Marina.
Gli approdi sono due, Santa Marina che è anche il porto turistico dell’isola e il porticciolo di Rinella.
L’intera isola è collegata da comode strade rotabili, che si attorcigliano lungo le pendici dei monti, attraversando spettacolari colate laviche.
Il miglior modo per visitare l’isola è sicuramente quello di noleggiare uno scooter o un automobile, in ogni caso nel periodo estivo un efficiente servizio di autobus si protrae fino a tarda sera.
Appena giunti a Santa Marina è possibile ammirare la meravigliosa chiesa settecentesca con i suoi caratteristici campanili.
Qui si trova il più grande e attrezzato porto turistico delle Isole Eolie.
Da non perdere la viuzza interna al paese, ricca di negozietti e ristoranti tipici e dove è possibile visitare il Museo del Vino.
In località Serro dell’Acqua, un sentiero, conduce alle “Grotte Saracene”, scavate nel tufo e nascoste da una fitta vegetazione, utilizzate come rifugio per sfuggire alle atroci barbarie commesse dai saraceni nel 650 d.C.
Da non perdere il “sito archeologico di Portella” un villaggio dell’età del Bronzo Medio (XV-XIII sec. a.C.) di eccezionale bellezza e conservazione, che si erge su una ripida cresta vulcanica percorribile a piedi attraverso una lunga scalinata dalla quale ammirare scorci panoramici sull’orizzonte.
Le capanne sono a pianta ovale o circolare di circa 3-4 metri di diametro, scavate interamente nella roccia vulcanica (lapillo) e foderate da un muro a secco costruito con grandi pietre di mare e pietre vulcaniche.
Da Santa Marina, dopo circa 2 Km, si raggiunge la frazione di Lingua, con il lago di acqua salmastra dal quale in tempi passati si ricavava il sale e dal quale prende il nome l’isola. A pochi passi dal laghetto troviamo il Museo Civico e il Museo Archeologico dell’Isola.
Malfa è il comune centrale dell’isola. E’ anche il più popolato ed è qui che sorgono i più grandi hotel dell’Isola.
Cuore agricolo dell’intero arcipelago, Malfa è adagiata su un terrazzo collinare a 90 metri sul livello del mare. Per la sua esposizione a settentrione è il luogo più fresco e verdeggiante dell’isola. Si trova in posizione centrale strategica per raggiungere gli altri punti e località di Salina.
Qui è stato costituito il Museo dell’Emigrazione della popolazione Eoliana.
Da non perdere: la spiaggia di Punta Scario, il piccolo porticciolo dei pescatori di “Scalo Galera” e la bellissima baia di Pollara nota per le scene del film di Massimo Troisi Il Postino“.
La piazza di Malfa, con la “rosa dei venti” è sovrastata dalla chiesetta dell’Immacolata.
Pollara è un piccolo paesino che erge nella fossa vulcanica di mezzo cratere. Dell’altra metà è possibile ammirane solo un piccolo neck che affiora dal mare, il cosiddetto “Faraglione“. Raggiungendo Pollara da Malfa, si arriva al “Castello“, un piccolo forte costruito durante la prima guerra mondiale, affacciandosi dal piccolo spiazzale di fronte al castello si può ammirare la parte di cono vulcanico all’interno della quale sorge il piccolo paesino di Pollara. Consigliamo sicuramente una visita alle “Balate“, si tratta di una roccia vulcanica raggiungibile tramite un sentiero di scalini, che dista circa 15 minuti a piedi dal centro abitato di Pollara. Qui è possibile ammirare dei magazzini scavati nel tufo ed è possibile tuffarsi nelle acque cristalline dell’isola; proseguendo è possibile ammirare anche il “Perciato” un suggestivo arco di roccia vulcanica. E’ anche il posto migliore dove ammirare il tramonto, si dice sia tra i più belli al mondo, dove il sole assume il colore rosso fuoco e tramonta accanto alle isole di Filicudi e Alicudi.
Capo Faro, situata tra Malfa e Santa Marina, è una piccola frazione caratterizzata da un’alta scogliera a strapiombo sul mare e sormontata da un faro. Qui vi troverete immersi nelle coltivazioni di Malvasia.
Infine Leni, a circa 200 mt di altitudine, anche questa immersa nel verde dei vigneti di Malvasia di cui l’Isola ne è ricca soprattutto nella frazione di Valdichiesa, che si trova proprio tra le due selle dell’Isola.
A Valdichiesa troviamo anche il santuario della Madonna del Terzito, diventato meta di pellegrinaggio per gli isolani, soprattutto in occasione della ricorrenza del 23 luglio. Il nome del Santuario è dovuto alla “leggenda”, che racconta che in questo punto la Madonna sia apparsa ben tre volte.
Da qui partono anche i sentieri del trekking per arrivare in cima al Monte Fossa.
Si prosegue verso la pittoresca frazione di Rinella, piccolo borgo di pescatori dove è presente l’unica spiaggia di sabbia nera dell’isola, è sormontata da grotte scavate nella roccia che servivano da ricovero per le barche.
La Malvasia e Il Cappero di Salina
La Malvasia è prodotta con l’uva raccolta nella prima quindicina di settembre e i grappoli sono esposti in terrazze in modo che l’appassimento attraverso il sole aiuti a raggiungere la giusta gradazione zuccherina.
Salina è famosa anche per un altro prodotto: i capperi di Salina, presidio Slow Food.
Lipari – (Superficie: 37,6 Kmq) è l’antica Meligunis dal greco “melos” (miele), è l’isola maggiore dell’arcipelago, nota per l’ossidiana e la pomice.
Arrivati a Lipari si è proprio nel cuore dell’Isola, qui si susseguono le baie di Marina Lunga e Marina Corta con il centro storico che si estende lungo il corso principale Vittorio Emanuele. Tra le due baie è possibile ammirare il “Castello di Lipari” costutuito da una fortezza naturale.
Il centro storico di Lipari è tutto da vedere, a iniziare dai caratteristici vicoletti!
“Il Castello” di Lipari è la testimonianza di tutte le culture e dei popoli che hanno occupato il territorio nei secoli, non si tratta di un vero e proprio castello, ma un area di grande interesse storico e artistico, nella quale si susseguono alcune capanne dell‘Età del Bronzo, la Cattedrale di San Bartolomeo, il Museo Eoliano “Bernabò Brea” e il Chiostro Normanno.
La Cattedrale di San Bartolomeo è l’edificio più importante di tutta l’isola di Lipari. Fu costruita nel XVI secolo ed i decori con motivi floreali sono testimonianza viva della maestria degli artisti dell’epoca.
Il Museo archeologico Eoliano Luigi Bernabò Brea“, vanto di tutta la popolazione eoliana, è suddiviso in sei grandi aree che ospitano rispettivamente: la sezione preistorica, la sezione epigrafica, la sezione classica, la sezione delle isole minori, la sezione vulcanologica, la sezione di paleontologia.
Il Chiostro Normanno risalente al 1083, fu voluto da Ruggero II. Evidente è l’utilizzo di capitelli ed altri materiali di epoca romana, con decorazioni tematiche raffiguranti animali e creature mitologiche.
  
Lipari, per orientarsi:
Lipari si divide in “Lipari centro” e i piccoli paesini che si susseguono lungo la costa dell’Isola.
L’approdo principale è quello di Marina Lunga, mentre Marina Corta è il piccolo e caratteristico approdo dei pescatori dell’Isola.
Marina Corta è caratteristica per la bellezza della disposizione delle chiese e della piazza che si affacciano sul mare, qui ci sono ristoranti e locali tipici.
La frazione di Quattropani si raggiunge facilmente dal porto. Potrete ammirare un fantastico panorama sul mare e sulla costa dell’isola dalla piazza dove si trova la una piccola Chiesetta.
Atra tappa fondamentale per godere di bellissimi panorami è il Belvedere di Quattrocchi, a circa quattro chilometri dal centro di Lipari. Da qui è ben visibile l’Isola di Vulcano con le fumarole del cratere.
La zona del Canneto, ospita una delle più belle spiagge dell’isola, dove si alternano ciottoli, in gran parte, e spiaggia nera. Percorrendo il suo lungomare, non mancano locali e bar.
La zona di Pianoconte ospita le “Terme di San Calogero“, dove gli scavi archeologici  hanno riportato alla luce i resti di una tholos micenea. Si tratta di una grande struttura di pietra a cupola circolare, composta da blocchi lavici sovrapposti e diverse vasche per i bagni termali dei tempi greci e romani.
La zona di Acquacalda, sulla costa settentrionale dell’isola, è dominata da una montagna bianca di pomice.
Le cave di pomice e ossidiana che la costituiscono sono le uniche in Europa, oltre quella turca.
Lungo la spiaggia, per lo più ghiaiosa, è da notare un pontile in ferro di circa un centinaio di metri. Qui l’acqua del mare è di colore blu intenso.
La più bella spiaggia dell’isola di Lipari è la Spiaggia Bianca. Il fondale marino, costituito dai sedimenti della pomice, è uno spettacolo unico al mondo
Il mare è particolarmente caldo, di un turchese intenso, su di esso si allungano dei pontili usati, un tempo, per il trasporto dei beni estratti.
Sul versante opposto al paese di Lipari, si estende la Spiaggia di Valle Muria, che offre uno spettacolare panorama sui faraglioni e sull’isola di Vulcano. La spiaggia è costituita da sabbia nera ed è raggiungibile solo in barca.
La Spiaggia Praia di Vinci, anche questa raggiungibile solo in barca, è situata all’estremità meridionale dell’isola. La sua caratteristica è quella di essere particolarmente sabbiosa con la presenza di qualche ciottolo con acque limpidissime.
Vulcano – (Superficie: 21 Kmq) è l’antica Hierà (sacra).  
Separata dalla vicina Lipari da un canale largo circa 1,6 km, è un’isola molto interessante per i suoi svariati fenomeni vulcanici.
L’ unico da considerarsi ancora attivo e’ il Vulcano della Fossa. Durante l’eruzione del 1739 si ebbe l’emissione di una colata di ossidiana, detta delle “pietre cotte”, che si puo’ osservare sul versante nord-ovest della Fossa. L’ultima violenta eruzione del secolo scorso, durata dall’agosto del 1888 al marzo del 1890, diede nome all’attivita’ che e’ definita “vulcanica”, caratterizzata dall’esplosione del tappo che ostruiva il condotto e dal lancio di bombe a “crosta di pane”.
Da allora, il vulcano e’ rimasto in fase fumarolica limitatamente al cono della Fossa e all’ interno del suo cratere.
Altre manifestazioni di natura vulcanica sono presenti nella zona di Porto Levante: si tratta dei “fanghi vulcanici” sfruttati soprattutto nella cura delle forme reumatiche e delle “fumarole sottomarine” che rendono l’acqua particolarmente calda .
   
Vulcano, per orientarsi:
La zona del Porto corrisponde con il centro dell’isola, è abbastanza piccola e si gira tranquillamente a piedi.
Giunti al porto, imboccando la via che costeggia il giallo faraglione dal quale si estraeva lo zolfo, si arriva ai “Fanghi”, una pozza nella quale ci si può tranquillamente immergere per godere delle sue proprietà curative. I “Fanghi” sono alimentati da innumerevoli bolle dalle quali fuoriescono vapori sulfurei, acqua salmastra e fango argilloso ad altissimo contenuto di zolfo; tutti elementi naturali, utili a curare chi soffre di malattie respiratorie, dermatologiche ed articolari. 
Partendo dal Porto, potrete raggiungere la Penisola di Vulcanello.
Nel versante settentrionale della penisola l’attività effusiva di uno dei tre centri eruttivi di Vulcanello ha formato l’irreale contesto della Valle dei Mostri“.
Qui una distesa di sabbia è caratterizzata da rocce vulcaniche sulle quali la continua erosione provocata da mare, vento ed intemperie, ha generato figure grottesche e spaventose, dove la fantasia di ognuno può individuare mostri e figure inquietanti.
La spiaggia più famosa, le “Sabbie Nere” è l’unica spiaggia di sabbia abbastanza estesa delle Eolie.  Il tratto di mare è caratteriozzato da emissioni di gas vulcanici  ed anche per una struttura all’aperto con piscine termali.
Attrattiva tipica dell’isola è la “Salita al Cratere“, che dura circa un’ora e consente arrivati in cima di ammirare uno dei panorami più suggestivi delle eolie con veduta su tutte e sette le isole.
Stromboli – (Superficie: 12,6 Kmq) La più lontana e la più orientale delle Eolie. Gli antichi la chiamarono Strongyle, la rotonda.
Il suo vulcano sempre attivo è alto circa 920 metri e i fondali sono molto profondi (1200 m.).  I suoi abitanti sono soliti chiamarlo “Iddu” (Lui), a dimostrare che il vulcano è parte di loro, come una persona o un’entità molto cara, quasi a voler esorcizzare il fatto di abitare ai piedi di un vulcano attivo.
La zona craterica è formata da 3 coni attivi la cui attività vulcanica è prevalentemente a carattere esplosivo, con lancio di lapilli e frammenti di magma.
Le colate laviche si incanalano in una larga conca scoscesa verso il mare chiamata Sciara del Fuoco.
Stromboli è l’unico vulcano in Europa ed uno dei pochi al mondo in attività eruttiva permanente.
Di notte, i suoi bagliori intermittenti si possono scorgere a grande distanza. E’ per questo che l’isola è stata definita, sin dall’antichità “Faro del Tirreno”.
  
Stromboli, per orientarsi:
 
La zona del Porto, è il centro dell’Isola, lungo la costa nordorientale dell’isola. Appena sbarcati a Punta Scari, si nota subito il fascino di quest’isola con alte scogliere spezzate da piccole spiagge di sabbia nerissima alternate da insenature e grotte, le bianche case mediterranee, gli agrumi che si poggiano sopra un aspro ma fascinoso cono vulcanico appartato in un mare blu intensissimo. Uscendo dal porto si trova una strada che si immette direttamente all’interno del centro abitato con i negozietti tipici dove è possibile degustare le delizie locali.
Dalla piazza di San Vincenzo, che prende nome dall’omonima Chiesa, inizia una salita che conduce sulla cima dello Stromboli.
 
Il sentiero, fino a quota 450 mt, si presenta poco insidioso, con una vegetazione composta principalmente da arbusti. Il tratto successivo è più impegnativo, pertanto è necessaria una guida specializzata che potrete trovare facilmente sull’Isola. Il tempo di percorrenza fino alla cima del vulcano è di circa due ore ma lo sforzo sarà ripagato quando vi troverete immersi in un paesaggio arido e deserto, dove i crateri, con la continua attività eruttiva, dominano tutto lo scenario. 
Tornando al paese, dopo la Chiesa di San Vincenzo, incontriamo a Chiesa di San Bartolomeo, struttura realizzata nel 1801;
qui Roberto Rossellini e Ingrid Bergman soggiornarono durante le riprese del film Stromboli Terra di Dio nel 1949.
Proseguendo dalla chiesa si arriva facilmente a Piscità, la strada porta fino ad un’ampia spiaggia di sabbia nera che delimita la fine del centro abitato e l’inizio della della Sciara del Fuoco. All’estremità di Piscità vi è una stradina alquanto polverosa ma ricca di macchia mediterranea che conduce all’osservatorio, oggi trasformato in ristorante (fatevi accompagnare dalle classiche apette adibite al trasporto di persone), il luogo dista solo 100 m dal cratere. Di sera, mentre comodamente gusterete la vostra cena, potrete vedere le meravigliose esplosioni ed i lanci di lapilli, eventi che si ripetono in media ogni 15/20 minuti.
Durante gli spostamenti notturni non dimenticate di portare con voi una torcia, l’isola per volontà dei locali non è illuminata per pernmettere un’ottima visione del cielo stellato!
Il secondo centro abitato, Ginostra, è un piccolo paesino lungo la costa sudorientale raggiungibile unicamente via mare. Il paese, che conta una trentina di abitanti, si distende su un ripido pendio in cui le poche case, tutt’oggi, mantengono l’architettura eoliana tradizionale intatta. Per coloro che amano la pace e la tranquillità questo è un vero paradiso, gli unici rumori percepiti sono quelli del vento e del mare.
I fondali a Stromboli sono molto profondi e regalano esperienze uniche a coloro che amano le immersioni; a Lazzarodove un vecchio scivolo di alaggio conduce comodamente a mare. Nella zona antistante la chiesa, alla profondità di 15/20 metri, vi è un relitto di una vecchia nave militare.
Un piccolo isolotto vulcanico, sito a circa un miglio da Stromboli, rappresenta il punto più settentrionale di tutta la regione siciliana. Aspro, inabitato, loStrombolicchio si erge fino a 50 m di altezza e si estende su una superficie di 300 m² . Il piccolo isolotto è un raro esempio di collo vulcanico (neck).
Festa del FuocoIl fuoco è l’elemento simbolo dell’isola di Stromboli. Il Festival prevede spettacoli circensi, danze e musiche talmente affascinanti da rendere, ogni anno, unico ed irripetibile l’evento. Gli spettacoli si svolgono ogni anno dalla fine di agosto per 10 giorni circa.
Consigli per la Scalata al cratere:
La visione delle eruzioni è particolarmente suggestiva la sera: consigliamo quindi la salita nel tardo pomeriggio ed il rientro di notte.

L’escursione alla cima del vulcano richiede circa 2 ore di cammino che in certe zone è abbastanza faticoso: consigliato quindi a buoni camminatori.

A Stromboli esiste la possibilità di contattare accompagnatori locali autorizzati e noleggiare anche tutto il necessario. Per la salita si consiglia la normale attrezzatura da escursionista, gli scarponcini da trekking sono da preferire alle scarpe da ginnastica.
E’ inoltre necessario portare con sè una torcia, un paio di pantaloni lunghi, una bottiglia d’acqua ed una maglietta di ricambio.
Da non dimenticare una giacca a vento leggera per la permanenza in cima dove la temperatura può abbassarsi.
Panarea – (Superficie: 3,4 Kmq) Panarea è l’isola più piccola dell’arcipelago eoliano ed è un’isola molto scenografica; una delle più incantevoli dell’arcipelago.
L’apparato vulcanico complessivo si deve ritenere il più antico rispetto agli altri delle Eolie e del vulcano originale rimane solo la parte orientale perché quella occidentale ha subìto diversi sprofondamenti che hanno ridotto di molto la primitiva superficie dell’ isola.
  
Panarea, per orientarsi:
 
San Pietro è il centro dell’Isola, in cui si trova il molo adibito allo sbarco di aliscafi. Dall’area portuale si snodano tutte le stradine che conducono ai tre centri abitati di San Pietro a est, Drautto a sud-ovest e a nord-est Ditella. Le modeste dimensioni dell’isola permettono di girarla completamente a piedi ma ciò non toglie la possibilità di prendere il classico e pittoresco taxi eoliano, un’apetta sapientemente adibita al trasporto di persone o le classiche macchine elettriche.
Famosa è la sorgente termale adiacente all’area portuale che si manifesta con l’emanazione dal fondale di acqua calda a 50°C, sfruttata a scopo terapeutico. Percorrendo la stradina che conduce verso la montagna si entra nel centro abitato del paese. L’abitato si sviluppa lungo un dolce pendio sormontato da terrazzamenti che venivano utilizzati a scopo agrario.
Le case mantengono un’architettura dal tipico colore bianco.
Percorrendo la strada a monte si incontra la chiesetta di San Pietro.
Tra le vie che compongono l’abitato di San Pietro, trova spazio il piccolo museo di Panarea, sede distaccata del museo Barnabò Brea di Lipari. Al museo sono esposti rinvenimenti che raccontano sia la storia geologica che quella umana con reperti risalenti al Neolitico e alla media età del Bronzo, quasi tutti rinvenuti nel villaggio preistorico di Capo Milazzaese.
Dalla chiesa di San Pietro, percorrendo la strada panoramica in direzione sud, si giunge a Drautto. A sud della zona abitata, dopo aver superato un promontorio roccioso, si arriva alla frequentata Caletta degli Zimmari, spiaggia di sabbia.
Continuando nella medesima direzione si arriva a Punta Milazzese, sede di un villaggio preistorico dove ancora oggi sono ben visibili i resti delle 23 capanne che lo componevano. Da qui un antico sentiero conduce a Cala Junco, la baia che lo compone è a forma di anfiteatro, delimitata ai lati da stravaganti formazioni rocciose che creano così una piscina naturale.
Dall’abitato di San Pietro, girando a destra in direzione nord, arriviamo a Ditella, piccola contrada conosciuta sopratutto per le sorgenti termali e per le innocue fumarole della Spiaggia Calcara, situata in una conca, probabilmente resto di un edificio vulcanico collassato che regala un paesaggio scottante perchè dal suolo si elevano i gas delle fumarole.
Basiluzzo è situato a circa 2 miglia a nord-est di Panarea e si estende su una superficie di 300 mq, rappresentando l’isolotto disabitato più grande delle Isole Eolie.
Filicudi – (Superficie: 9,5 Kmq) è l’antica “Phoenicusa” cosi detta per la sua vegetazione di felci che, specialmente nell’antichità, era molto abbondante.
Insieme ad Alicudi è geologicamente la più vecchia e selvaggia delle Eolie.
L’isola, a forma leggermente ovale con un’appendice a sud-est è costituita dalla penisola di Capo Graziano (m 174) mentre il suo punto più alto, la Fossa delle Felci, è a 773 metri.
  
Filicudi, per orientarsi:
 
La zona del Porto, è il centro nevralgico, dove trovate le piccole attività commerciali dell’isola.
Il tratto costiero del porto, ospita una spiaggia di ciottoli abbastanza grande.
Qui ha sede un piccolo museo, che conserva a piano terra gli antichi utensili dei contadini e al primo piano ritrovamenti archeologici sottomarini.
La parte sud-occidentale dell’isola ospita il piccolo borgo di “Pecorini“, con il porticciolo dei pescatori dell’isola e una piccola spiaggia di ciottoli.
Una tappa da non perdere a Filicudi è scalare il promontorio di Capo Graziano, a circa mezz’ora di cammino dal porto.
Situato nella parte sud dell’isola di Filicudi, Capo Graziano è uno dei luoghi più importanti per l’archeologia eolica.
A circa 100 metri sul livello del mare, ospita i resti del cosiddetto “Villaggio di Capo Graziano“, una trentina di capanne a forma ovale.
Da qui, si arriva anche alle antiche “Cave di Macine” dove, proprio sulla costa dell’isola bagnata dal mare, si scorgono alcuni resti di macine.
Per gli amanti del trekking un itinerario da non perdere è la salita a Monte Fossa delle Felci, 771 metri.
Partendo dal porto, si percorre un antica mulattiera che conduce al borgo di  Valdichiesa, che prende il nome dalla chiesa novecentesca di Santo Stefano.
Proseguendo, il sentiero conduce ad un piazzale in prossimità della località Liscio, da dove si dirama una mulattiera che porta alla Fossa delle Felci, qui vi ritroverete immersi in una natura tanto rigogliosa quanto selvaggia, composta principalmente da corbezzoli, eriche e giganteschi alberi di castagno.
Sulla vetta sarà possibile ammirare l’isola di Alicudi e l’imponente scoglio, “La Canna“, che, con i suoi 71 metri di altezza, si innalza come un guardiano del mare.
Alle spalle di Valdichiesa, si trova anche contrada Serro, dove le poche case presenti formano un piccolo ma caratteristico insediamento agricolo.
Da qui si prosegue verso il villaggio fantasma di Zucco Grande, così chiamato perchè non vi risiede più alcuna anima da più di 100 anni. Da Zucco Grande, un piccolo sentiero porta a Vallone Fontanella, così chiamato per la presenza di una piccola sorgente d’acqua collocata all’interno di una grotta.
Per gli amanti di diving, a largo di Capo Graziano, vi è un sito archeologico d’importanza mondiale per le numerose imbarcazioni di epoca antica presenti nei fondali. Oltre ad essere sito d’interesse culturale, è anche un luogo prediletto per gli appassionati della natura, poiché presenta un habitat ricco e rigoglioso grazie anche alle normative che vietano, da dieci anni a questa parte, la pesca e le immersioni se non accompagnati dal personale autorizzato.
Da non perdere una visita alla “Grotta del Bue Marino“, è la più grande insenatura delle Eolie. Alta 20 metri, larga 30 e profonda 20, la grotta è accessibile con piccole imbarcazioni e a nuoto. In fondo alla grotta si trova una piccola spiaggetta di ciottoli.
Alicudi – (Superficie: 5,2 Kmq) è l’antica “Ericusa” cosi detta per la sua vegetazione di felci che, specialmente nell’antichità, era molto abbondante.
Insieme a Filicudi è geologicamente la più vecchia e selvaggia delle Eolie.
L’isola, a forma ovale culminante col Filo dell’Arpa o Timpone della Montagnola (m 662).
Il pendio occidentale dell’isola è ripido e disabitato; quello orientale è costituito da ripiani e disseminato di case tra le quali si leva, in pittoresca posizione, la Chiesa di S. Bartolomeo (1821). E’ l’isola più lontana e meno organizzata dal punto di vista dei servizi, ma offre una vacanza in totale relax.
  
Alicudi, per orientarsi:
 
La zona del Porto, è il centro dell’Isola. Il tratto costiero del porto, ospita una spiaggia di ciottoli.
Alicudi offre un tipo di vacanza estrema; fatta eccezione per il porto, per un negozio di generi alimentari, per un piccolo bar ed un solo ristorante dell’unico hotel presente sull’isola. Sull’isola c’è una piccola posta ma non esistono banche né bancomat, è quindi preferibile avere con se denaro contante.
Simpatica è la disposizione delle case, arroccate sulla montagna che richiedono una certa preparazione fisica per raggiungerle a causa degli innumerevoli gradini: Alicudi è un isola selvaggia!
Qui non esistono strade, ma antichi sentieri e per affrontare le scalinate di pietra lavica, ci si affida alle proprie forze ed ai simpatici asinelli che sono allevati sull’isola e sopportano il peso di merci e bagagli dal porto alle case sparse sul pendio.
Indicata per chi ama e rispetta la natura ancora incontaminata e per chi riesce a vivere anche senza i comfort della vita moderna.
Il silenzio assoluto infonde la sensazione di essere tornati indietro nel tempo…
Non esistono strade carrabili, gli spostamenti avvengono a piedi oppure a dorso del mulo quindi fornirsi di un paio di scarpe comode!
Nella zona di Pianicello, a quota 450m nella parte più a ovest dell’abitato, vi è una piccola contrada, la popolazione è di madrelingua tedesca e vive sull’isola quasi tutto l’anno.
La contrada Tonna, situata nella parte più a ovest dell’isola è presente un piccolo agglomerato di case rurali dove si può ammirare l’autentica architettura eoliana: i gradoni costruiti con muri a secco, per rendere i territorio coltivabile, e le antiche edicole della Via Crucis che testimoniano la devozione degli isolani.
Alla medesima altezza di San Bartolo, sul lato est dell’abitato, c’ è la contrada Sgurbio, un piccolo agglomerato urbano composto solo da 5 case. La contrada presente nella zona più orientale è isolata, quasi inaccessibile via terra da un tortuoso e lungo sentiero; è preferibile raggiungere la contrada via mare.
Non lontano da Alicudi Porto, raggiungibile in barca, si trova la spiaggia della contrada Bazzina.
Si tratta di una piccola, ma incantevole, insenatura bagnata da acque poco profonde e cristalline dove la riva è costituita preminentemente da ciottoli.
I fondali di quest’area permettono, agli appassionati, bellissime immersioni in apnea.
L’isola è meravigliosa da visitare in barca da dove è possibile ammirare le acque limpide e cristalline.
Uno degli spettacoli più affascinanti, da godersi comodamente in barca, è il panorama delle coste altissime e frastagliate, tipiche dell’isola di Alicudi.
ORIGINI E RICETTA DELLA VERA GRANITA SICILIANA
Credete che dall’unione di acqua, zucchero e succo di limone non possa nascere nulla di eccezionale? Non avete ancora assaggiato la granita siciliana. Dolce al cucchiaio, una via di mezzo tra la cremosità del gelato e la granulosità del sorbetto. Le origini della granita risalgono alla dominazione araba in Sicilia, gli Arabi portarono quella che era la ricetta dello sherbet o sharbat: bevanda ghiacciata tipica del Medio Oriente aromatizzata con succhi di frutta e petali di fiori. Lo sherbet di solito, aveva come ingredienti principali : le rose, il legno di sandalo, il limone, l’arancia o l’ananas. Vediamo insieme l’evoluzione della granita siciliana e la ricetta: una specialità senza tempo conosciuta in tutto il mondo.
GRANITA SICILIANA: UN DOLCE CHE METTE D’ACCORDO GRANDI E PICCINI

granita siciliana

In Sicilia, nel Medioevo si diffonde una professione molto curiosa, quella dei “nivaroli”, uomini che d’inverno andavano a raccogliere la neve sull’Etna, sui Monti Peloritani e sui Monti Iblei e tutto l’anno si occupavano di conservarla per utilizzarla nei mesi caldi. La neve veniva conservata in buche rifinite con mattoni o pietre, chiamate niviere, per essere poi utilizzata d’estate, per preparare il gelato da gustare per rinfrescarsi. Le niviere possono essere definite i precursori dei congelatori di oggi. Inoltre, alcune famiglie nobili possedevano delle case con degli anfratti naturali per riparare la neve dal caldo ed evitare che si sciogliesse. In estate la neve veniva prelevata, compattata e solidificata, veniva poi grattata, posta in un bicchiere e ricoperta di sciroppo di frutta e fiori. Oggi questa preparazione è molto usata a Roma e prende il nome di grattachecca romana.
Durante il XVI secolo si apportò una modifica alla conservazione della neve. Si scoprì, infatti, che il sale era in grado di abbassare il punto di congelamento. Nacque così l’idea di un pozzetto, costituito da un tino in legno (mastello) che contenesse al suo interno un secchiello di zinco (pozzetto) con una manovella che gli permetteva di girare. Nell’intercapedine tra tino e secchiello veniva messo il sale misto alla neve, così da avere una maggiore refrigerazione. All’interno del secchiello in zinco si inserivano gli ingredienti: acqua, zucchero o miele, succo di limone o caffè e tramite il movimento rotatorio si aveva la formazione della granita. Questo metodo permetteva di ottenere  una consistenza più cremosa. Nel XX secolo, il pozzetto naturale venne, infine, sostituito dalla gelatiera.
La granita oggi, la troviamo in moltissimi gusti: limone, mandorla, gelsi neri, pistacchio, cioccolato o caffè. Può essere servita con aggiunta di panna e deve essere rigorosamente mangiata accompagnata da una morbida brioches calda.
Sia la granita di gelsi neri che quella alle mandorle, fanno parte dell’elenco stilato dalla Regione Sicilia dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.

granita al pistacchio

TRADIZIONI DA SALVAGUARDARE: LA NIVIERA DI PIANO PRINCIPESSA
Nel territorio delle Madonie, precisamente a Piano Principessa a 1900 metri sopra il livello del mare vi è ancora una niviera, quindi vi è ancora la possibilità, l’unica, di fare il gelato come lo si faceva un tempo. Questo è quello che ci ha raccontato il Maestro gelatiere Antonio Cappadonia, originario di Cerda che crede e pratica ancora le tradizioni d’un tempo, tanto da essere stato protagonista, insieme ad Arturo Morettino patron della storica torrefazione palermitana Caffè Morettino, ad un evento esclusivo a Palermo, svoltosi nell’antico Caffè del Teatro Massimo. Qui è stata illustrata la preparazione della granita all’antica che sposa la “filosofia della lentezza”, con l’aggiunta di una miscela di caffè studiata appositamente per l’occasione.
Con una storia di tale valore, capirete bene perché, se mettete piede in Sicilia, dovete ricordarvi che: “la brioscia cu a granita, deve assolutamente diventare la vostra preferita”. Se, invece, vi è venuta voglia di assaggiarla, ma vi trovate troppo lontani per fare un salto in Sicilia, potete provare a prepararla direttamente a casa.
RICETTA GRANITA SICILIANA:  VERSIONE CASALINGA
Quella che voglio proporvi è una ricetta tramandata negli anni, che ancora oggi riscuote molto successo. Io la chiamo ricetta 3-2-1, in riferimento alle dosi degli ingredienti. Vediamoli insieme.
Ingredienti 3 bicchieri di acqua, 2 bicchieri di zucchero, 1 bicchiere di succo di limone, scorza di limone q.b.

granita siciliana

Procedimento, Scaldate l’acqua in una pentola e fate sciogliere lo zucchero, fate raffreddare e aggiungete il succo di limone e le scorze. Mettete nel freezer e dopo 3 ore circa, utilizzate un minipimer per rompere i cristalli di ghiaccio che si formano, questa operazione va ripetuta ogni 30 minuti. Appena la granita sarà completamente congelata assumerà una consistenza cremosa. Se volete evitare di ripetere questa operazione vi basterà montare a neve un albume d’uovo e mescolarlo con acqua zucchero e succo di limone. Continuate a scoprire la storia dei cibi e ad essere guidati nei nostri tour gastronomici. Col caldo però non dimenticate di idratarvi magari con alcune bibite homemade, con un sorbetto o con un ottimo gelato salato.
Specialità culinarie delle Isole Eolie
crociere in caicco alle Eolie

crociere in caicco alle Eolie

La principale caratteristica della cucina eoliana è l’uso costante e sapiente delle erbe odorose che riempiono ogni piatto di fragranza, di nascoste sensazioni, di umbratili umori: il rosmarino, l’origano, il basilico, l’aglio, la nepitella, la menta uniti alla scorza dei verdelli, ai pomodorini “a pennula” ed, ovviamente, al cappero.
Protagonista di ogni tavola è il pesce, semplicemente arrostito e condito con un filino d’olio ed un goccio di limone o farcito con pomodoro, basilico, aglio, capperi ed un po’ di mollica ammollata. Comprimari i totani e le aragoste. 
I dolci sono anche simbolo di festa: a carnevale i “gigi”, per San Giuseppe le “vastidduzze” con uva passa e mandorle, per Natale gli “spicchiteddi” di vino cotto.
Infine, il liquore di limone e la malvasia, “nettare degli dei”, prima e dopo i pasti, insieme ai biscottini al sesamo.
Le ricette che riportiamo, non sono solo di cucina tradizionale e non potrebbero esserlo, sia per la storia delle isole ed il loro ripopolamento, sia per lo sviluppo degli ultimi anni, che ha influenzato gli usi culinari.
È un misto di cucina tipica e cucina rivisitata, rispettosa però della tradizione.
Insalata di arance, limoni e pesce spada affumicato al profumo di capperi
Ingredienti per 4 persone:
insalata di arance, limoni, pesce spada, capperi. Ristorante Filippino8 fette di pesce spada affumicato tagliato a julienne
1 grossa arancia succosa (tagliata a spicchi privi di pellicine)
1 grosso limone maturo (tagliato a spicchi privi di pellicine)
7 cucchiai di olio extravergine
2 cucchiai di puntina di capperi di Lipari
2 cucchiai di aceto bianco
1 mazzetto di basilico e mentuccia tritati
12 mandorle pelate e tagliate a julienne
peperoncino e sale quanto basta.
Procedimento:
Unire tutti gli ingredienti ed amalgamarli per qualche minuto con la salsina ottenuta con l’olio, i capperi, l’aceto, le erbe e le mandorle aggiustando di sale e pepe. Servire fresca.
Ricetta del ristorante Filippino

Spaghetti al tonno fresco
Spaghetti al tonno frescoDifficoltà facile
Tempo 30 minuti
Ingredienti per quattro persone:
400g.di spaghetti
400g.di tonno fresco
500g. di pomodorini
50 g. d’olive nere
tre spicchi d’aglio
sale, pepe,prezzemolo, olio extravergine d’oliva.
Soffriggete l’aglio in un tegame, aggiungete il tonno fresco tagliato a dadini. Fate cuocere per qualche minuto.Unite i pomodorini tagliati a spicchi, il sale, le olive e il prezzemolo tritato. Lasciate cuocere.  Nel frattempo cuocete la pasta al dente, scolatela e unitela al sugo del tonno. Saltate il tutto a fuoco alto per un minuto, aggiungete altro prezzemolo tritato, servire caldo.
Spaghetti con pomodorini a pennula
Una pasta semplicissima il cui tocco è dato dal particolare sapore dei pomodorini rotondi, o appena allungati, piccolissimi, tipici delle Eolie, che i locali usano “appendere” in larghe ruote concentriche di vimini, per potere essere consumati anche in inverno.
Ingredienti: si utilizzino solo ed esclusivamente i pomodorini a scocca o a pennula tipici eoliani; olio extravergine, abbondante basilico e aglio, un pizzico appena di origano, peperoncino.
In una larga padella, si soffrigga abbondante aglio (che verrà poi tolto) e un bel pezzo di peperoncino. Si mettono a soffriggere nell’olio i pomodorini spaccati in due con tutta la buccia ma senza semi e si lascino appassire a fuoco molto vivace con un po’ di sale e di origano. Scolati gli spaghetti si girino nella padella e si cospargano di abbondante basilico sminuzzato al momento. A chi piace è consentita una grattatina di ricotta salata.
Scorfano a ghiotta alla Liparota
Siamo nelle tradizionale cucina mediterranea, ma gli scorfani delle Eolie sono per dolcezza, insuperabili.
Ingredienti:
scorfano2 scorfani da 500 gr. circa
3 cipolline
3 pomodori maturi
8 olive verdi
1 cucchiaio dl capperi
un ciuffo di prezzemolo
foglioline di basilico
1/2 bicchiere di vino bianco secco
3 cucchiai di olio d’oliva
pane tostato, pepe, sale.
Preparazione e cottura: 45 minuti
Sviscerate gli scorfani, tagliate tutte le pinne pungenti, squamateli, lavateli in acqua corrente e lasciateli sgocciolare.
Pulite le cipolline e affettatele finemente; lavate i pomodori, privateli della buccia, dei semi e tagliateli a dadini; snocciolate le olive, lavate e tritate finemente il basilico e il prezzemolo. Scaldate in una casseruola l’olio d’oliva, rosolate le cipolle; unite le olive e i pomodori e cuocete per 1-2 minuti. Aggiungete gli scorfani, i capperi e il trito di prezzemolo e basilico. Bagnate con il vino bianco, versate un bicchiere di acqua e cuocete a pentola coperta per 30 minuti circa.
Quando mancheranno 10 minuti, aggiustate di pepe e di sale e terminate la cottura togliendo il coperchio.
Servite accompagnando con crostini di pane tostato.
Totani ripieni
Ogni eoliano che si rispetta va a totani con la sua barchetta almeno una notte al mese. Anche quando non c’è altro pesce sull’isola i totani si trovano sempre. Il totano, fratello del calamaro, è in genere più grosso ed ha carne più dura di questo ma il sapore più “selvatico”, è spesso più apprezzato dal buongustaio. La cottura in sughi e umidi, a mio giudizio, è quella migliore per questo pesce. Il ripieno proposto è molto semplice, tipicamente eoliano, e glorifica il pesce principe di queste isole. Potete variarlo secondo il vostro estro, umore e voglia di stupire i commensali.
Ingredienti:
un bel totano per persona, salsa di pomodoro, prezzemolo, molta menta, aglio, capperi dissalati, mollica, due uova, pepe nero, olive bianche.
Totani ripieni

crociere in caicco alle Eolie

Pulire i totani asportando i tentacoli e lasciando intero il cappuccio che andrà poi riempito. Mettere nell’olio e far saltare i tentacoli tagliati a pezzetti piccolissimi. Salare, aggiungere un po’ di vino e far cuocere a fuoco lento per un po’. Levare dalla pentola il pesce e, a fuoco basso, con altro olio, far soffriggere appena due spicchi d’aglio schiacciati. Si aggiunga quindi la salsa di pomodoro, il prezzemolo tritato, e un po’ di sale.
Si lasci cuocere un poco la salsa. Nel frattempo si prepari il ripieno con due uova sbattute, la mollica, le olive a pezzettini, il pepe nero, i capperi tritati e i tentacoli.
Si riempia il pesce, si chiuda con stecchini o meglio con ago e filo e si mandi a cucinare nella salsa di pomodoro il tempo necessario.
Si può anche cucinare al forno in una teglia con olio e un poco di vino bianco. In questo caso si consiglia di non usare uovo nel ripieno ma aggiungere ancora più aromi, quali la mentuccia, il basilico e qualche acciuga dissalata.
Un’avvertenza per renderli più morbidi: prima di riempirli fateli saltare interi per un attimo in padella ad asciugarsi e perdere completamente l’acqua.
Un ulteriore diverso modo di farcirli può essere quello di preparare il ripieno oltre che con i tentacoli, con uovo, prezzemolo, pezzetti di formaggio filante, pan grattato, parmigiano grattugiato, pisellini, sedano e carote tagliate a pezzettini. Una farcia originale e insolita che farà cucinare il pesce in tegame, a fuoco lento, con una cipollina tritata nell’olio, un’idea di vino bianco, una foglia di alloro e un tenue fumetto di pesce.
Involtini di caserecce
Difficoltà media
Tempo 60 minuti
Ingredienti per quattro persone:
300g.di caserecce
750 g. di passata di pomodoro
300g. di ricotta infornata scura grattugiata
una cipolla,un pizzico di peperoncino, basilico
sale, pepe olio extravergine d’oliva.
Sbucciate le melanzane, tagliate a fette d’uguale spessore. Mettete a bagno in acqua salata per circa trenta minuti, in modo da perdere l’acqua di vegetazione amarognola. Preparate la salsa, mettete a rosolare la cipolla finemente tagliata in un tegame con olio. Appena pronta aggiungete il pomodoro passato, sale, peperoncino, qualche foglia di basilico. Asciugate le melanzane con un canovaccio, friggete in olio ben caldo e scolate con carta assorbente. Nel frattempo cuocete la pasta al dente, scolate e lasciate raffreddare. Mettete qualche cucchiaiata della salsa preparata in precedenza in una teglia. Condite poi con l’altra salsa la pasta. Sistemate su ogni fetta di melanzana cinque caserecce ed un po’ di ricotta grattugiata. Avvolgete ogni fetta di melanzana ottenendo degli involtini da disporre allineati nella teglia. Al termine spolverare con altra ricotta e foglioline di basilico. Mettete in forno a temperatura moderata per una decina di minuti finché non si forma in superficie una crosticina d’orata. Servire ben caldo.
Coniglio alle mandorle
coniglio alle mandorle

crociere in caicco alle Eolie

Difficoltà facile
Tempo 50 minuti
Calorie 480
Ingredienti per sei persone:
Un coniglio di circa un chilogrammo,
una cipolla, due carote, una costa di sedano, 300g.di mandorle pelate, una foglia d’alloro, 4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, 2 spicchi d’aglio, sale e pepe.
Fate tostare le mandorle per qualche minuto in una padellina antiaderente senza aggiungere condimento. Tagliate il coniglio a pezzi regolari, lavatelo, asciugatelo e fatelo dorare per circa dieci minuti in una casseruola con l’olio. Togliete quindi i pezzi e metteteli da parte. Pulite e tagliate a dadini la cipolla, le carote e il sedano. Fate rosolare le verdure nella casseruola del coniglio e unite le mandorle tostate. Rimettete il coniglio nella casseruola, salate pepate e lasciate cuocere a fuoco lento per quaranta minuti circa. Servire caldo o freddo.
I Gigi
Dolce tipico eoliano che si prepara per festeggiare il carnevale.
gigi

Crociere in caicco alle Eolie

Ingredienti per sei persone:
Farina gr. 500
Strutto gr.100
2 tuorli d’uovo
Zucchero gr. 75
Vino bianco mezzo bicchiere circa
Vino cotto un bicchiere circa
Disporre a fontana la farina e mettervi dentro lo strutto, i tuorli d’uovo e lo zucchero, amalgamare il composto lavorandolo fino ed ottenere una pasta omogenea e ben morbida lasciate riposare la pasta quindici minuti circa quindi formate dei bastoncini dello spessore di un grissino che taglierete in pezzetti di un centimetro ciascuno.
Appena terminato questo lavoro mettete sul fuoco una padella da frittura piuttosto alta, dove a fuoco alto a poco alla volta immergere in dell’olio di semi abbondante i pezzettini di pasta, rigirandoli di tanto in tanto fino a farli dorare. Completate la frittura di tutti i pezzettini, immergeteli in un tegamino con del vino cotto tiepido, rigirateli
per due volte quindi adagiateli su un piatto ovale spolverandoli con dello zucchero.
DOLCETTI DI MANDORLE
Ingredienti per 8 persone:
500g di mandorle tritate,
600g di zucchero,
200g di albumi(circa 6),1 cucchiaino di essenza di vaniglia, qualche goccia di limone,30g di mandorle a lamelle, zucchero a velo.
Accendete il forno a 190° e rivestite la placca con carta da forno. Mescolate le mandorle tritate allo zucchero e amalgamate all’ impasto gli albumi, l’essenze e le gocce di limone. Riempite con il composto ottenuto la tasca per dolci con bocchetta liscia e formate dei mucchietti sulla placca, allineandoli leggermente distanziati l’uno dall’altro. In alternativa alla tasca, potete prelevare il composto con un cucchiaio. Cospargete i dolcetti con le mandorle a lamelle e fateli cuocere per trenta minuti nel forno già riscaldato. A cottura ultimata lasciate intiepidire e serviteli cosparsi di zucchero a velo.
Se la cucina eoliana è così estrosa, mutevole, variegata, ricca di umori unificanti e contrastanti allo stesso tempo, il merito è anche dell’incredibile concentrato di storia, culture, abitudini che si sono man mano succedute.
In ogni piatto c’è sempre sottesa una sapienza antica, che gli eoliani hanno saputo arricchire, rielaborare, tramutare, fino a farne un’originale ed irripetibile “unità” gastronomica.
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